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Vincere la sfida dell’Immigrazione


Filippeschi: "Domani sarò a Milano al corteo dell'arcobaleno per sconfiggere il colore nero della paura"

20maggiosenzamuriDomani saremo a Milano, in tanti, anche dalla Toscana. Finalmente, com’è già avvenuto a Barcellona, anche in Italia un grande appuntamento che ha per simbolo l’arcobaleno può aiutare ad alzare la testa e a cacciare il colore nero della paura. Sull’immigrazione si gioca una sfida decisiva, si deve vincere e perciò bisogna farvincere laverità. Non si può accettare una falsificazione ideologica, della destra e dei populisti, fatta per demolire l’Unione Europea, che aiuta solo l’ascesa di politici scadenti e non risolve nessun problema. La risposta a grandi problemi epocali e globali è necessariamente complessa e faticosa. Chi semplifica spesso inganna, come ha dimostrato l’esperienza di questi ultimi anni. La testimonianza e le proposte delle città hanno grande importanza. La manifestazione di Milano è un momento di svolta, per dare più forza alla verità. Per questo l’ho promossa come sindaco e parteciperò insieme a Beppe Sala e a tanti altri portando la fascia. Abbiamo avuto l’adesione di tante personalità e di tantissime associazioni. A Pisa sono impegnati ad organizzare la partecipazione Acli, Anpi, Arci, Arcigay, Caritas, Centro Culturale Islamico, Cgil, Spi-Cgil, Coordinamento Etico dei Caregivers, Focolarini-Salus, Rete degli Studenti Medi, Unione degli Studenti Universitari. Sindacati e associazioni hanno aderito anche a livello nazionale. Il voto francese deve incoraggiarci. L’Europa esiste e può esistere solo senza muri e vincendo la paura che terroristi e razzisti alimentano. Il fenomeno delle migrazioni si può governare. Non c’è solo l’evidenza drammatica delle ragioni degli esodi: guerre, persecuzioni, carestie, fame. In un mondo che va alla rovescia. E’ vero o no che la Confindustria con un suo studio ha dimostrato che in Italia per mantenere le attività economiche serviranno in futuro almeno 150 mila ingressi di immigrati all’anno? Come si affronta questa realtà e questa necessità? Nelle nostre città gran parte delle attività commerciali legate al turismo vivono grazie alla presenza degli immigrati e lo stesso vale per i servizi domiciliari alle famiglie. Firenze ha il 15,2 per cento di stranieri sul totale dei residenti. Pisa il 12,7. La Toscana ha già una media del 10,5. Se gli immigrati decidessero di andarsene chiuderebbe in un giorno il distretto industriale del cuoio, a Santa Croce sull’Arno e San Miniato. Quanti altri esempi potremmo fare?
La risposta dev’essere necessariamente costruttiva. Ciò vale anche per il rispetto dei diritti costituzionali di tutti i cittadini, compreso quelle alla libertà e alla pratica del culto. Meglio nuove moschee, autofinanziate dalle comunità e accessibili a tutti, che i rischi di esclusione e radicalizzazione dati da una frammentazione in piccole comunità di provenienza isolate. La Chiesa toscana dà l’esempio, promuovendo il dialogo interreligioso e il rispetto. La volgare campagna discriminatoria, che poi sconfina in aperto razzismo, come si è visto con il fatto di Follonica, dev’essere combattuta apertamente, con argomenti e esempi. A Pisa aver tutelato il diritto a realizzare un nuovo luogo di culto della nostra comunità islamica, volutamente aperto alla città, credo che sia un buon esempio. Lo stesso vale per gli sforzi d’integrazione linguistica, culturale, partecipativa che si stanno facendo. Tutto questo non è certo in contrasto con l’impegno più intransigente per far valere le regole nelle nostre città, per combattere la mïcrocrimïnalità quando è praticata da una esigua minoranza d’immigrati, per impegnare tutti, di qualsiasi provenienza, a garantire una qualità alta della convivenza. La sfida, dunque, si può vincere. Dobbiamo sentirci tutti impegnati. Facendo cose concrete. Creando momenti di riflessione e di confronto su un tema centrale per il nostro futuro.